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Del troppo profondo e del troppo lontano

  • Immagine del redattore: Dario
    Dario
  • 7 ore fa
  • Tempo di lettura: 4 min
Newsletter di Giugno

Amici, amiche, spero che questo messaggio vi trovi con le mani sporche e l’animo sereno, con la schiena stanca ma la voglia di fare.

La stagione orticola è nel pieno del suo vortice. A OrtoForesta i trapianti estivi sono finiti, e tra pochi giorni porri e carote andranno a completare l’orto prima degli avvicendamenti primavera-autunno e le ultime successioni estive (seconda mandata di pomodori e fagiolini, terza di zucchine).

Sono giorni pieni e elettrizzanti, in cui le ore di sonno lasciano il passo all’entusiasmo di vedere l’orto in piena produzione, e la voglia di condividere e raccontare quello che facciamo e come lo facciamo.

Maggio è stato un mese di trapianti, corsi, consulenze in giro per il centro Italia e, come sempre, di ragionamenti. Noi agricoltori ci diciamo spesso che le riflessioni importanti vanno fatte a bocce ferme, non durante la stagione. Mi trovo d’accordo con questo principio per quanto riguarda l’orto, che pianifichiamo nel dettaglio in inverno per evitare di dover prendere decisioni importanti in corso d’opera durante la stagione. Per quanto riguarda il resto però, mi concedo il subdolo piacere di mettere in discussione tutto e il contrario di tutto sempre, anche durante la stagione. Se non c’è tempo nemmeno per riposare me ne faccio una ragione, ma spero ci sia sempre tempo per osservare e riflettere su quello che ci sta succedendo.

Ad ogni modo, vi metto qua sotto una serie di cose che spero troverete d’interesse.

La primavera in alcune foto

Una carrellata di foto e qualche parola che raccoglie il sapore della prima metà di primavera.



Passeggiata nell’orto di Giugno


Piante di supporto in agroforestazione

È metà maggio, in quei pochi giorni in cui — finalmente — le notti smettono di scendere sotto i dieci gradi e l’orto sembra tirare un lungo sospiro di sollievo. La primavera, da queste parti, arriva sempre tardi e un po’ di malavoglia, e quando arriva ha già un piede nell’estate. È il momento giusto per fare il punto, per mettere in fila quello che il campo mi ha insegnato — e oggi vorrei farlo su un tema che mi accompagna fin dal primo giorno: le piante da supporto. Leggi il post


Fotografare una cassetta di verdure

Mettere insieme delle verdure appena raccolte e fotografarle può sembrare un gesto così semplice. Eppure è diventato, per me, uno dei momenti più densi di significato del mio lavoro. Leggi il post


Pionieri ep. 30 - Antonio Bassan

Per chi se lo fosse perso, nell’ultimo episodio di Pionieri ho avuto il piacere di chiacchierare con Antonio Bassan, che gestisce l’azienda agricola di famiglia a Latisana, in Friuli Venezia Giulia. Antonio è una figura rara nel panorama italiano: un agricoltore che viene dal mondo accademico e convenzionale ma che ha deciso di sfidare il dogma del “non si può fare” per trasformare un’azienda intensiva in un modello di rigenerazione su larga scala.Altri due episodi in arrivo nelle prossime settimane, con Pietro Armenante e Daniele Chiantini.


Calendario dei corsi aggiornato

Eccolo! Con due nuovi corsi dagli amici di Inferno Food Forest, in Sicilia.


A proposito di riflessioni

In questi giorni sto tenendo un corso alla Transmission School di Volterra, un posto che si è rivelato molto diverso da quello che mi aspettavo. Al di là della mia esperienza qui, della quale se vi interessa vi racconterò un altra volta, quello che ho ritrovato con piacere in questo luogo è un ambiente multidimensionale. Un tessuto culturale nel quale è impossibile soffermarsi soltanto sulla scienza, politica, tecnica ed economia del coltivare cibo - perché si è costantemente richiamati, dall’atmosfera del posto e dai partecipanti al corso, a rinnovarsi nella consapevolezza che ogni gesto è interiore. Ogni movimento che valga la pena di fare è un movimento verso la profondità della nostra natura.


Da qualche anno parlo spesso, e mi scuso se me lo avete già sentito dire tante volte, della domanda che guida il mio lavoro, formulata come “cosa significa rinselvatichirsi?” o “come possiamo riallinearci al nostro ruolo ecosistemico?”

Ecco, questa è una domanda che si può (e si deve) approcciare a partire dal punto di vista delle nostre esigenze (di vita, produttive), ma anche da una prospettiva interiore.Nel concreto, un qualsiasi gesto, per esempio estirpare della gramigna a mano, può essere visto come un errore devastante, una perdita di tempo ed energie, oppure un’azione dal potenziale rigenerativo immenso. Quello che è determinante non è un’equazione i cui unici elementi sono il tempo impiegato, il costo opportunità, l’impatto ecologico e psicofisico dell’operazione di diserbo. A fare la differenza, per me, sono l’attenzione, la presenza, la cura di chi esegue quel gesto. Il potenziale che quell’azione ha di avvicinarci alla nostra natura, al nostro nucleo selvatico. Non a caso uso questo esempio, perché è una delle azioni nell'orto che mi ha dato nel tempo più modo di rallentare e riappropriarmi di una prospettiva larga, profonda e consapevole dell’atto agricolo.


Questo vuole essere un invito (a me stesso, prima di tutto) a non aver paura della profondità. Troppo spesso mi sembra che in agricoltura (anche in quella alternativa, rigenerativa, agroecologica, microfarmica) ci si limiti a scambi, discussioni, punti di vista, progetti, domande, condivisioni, ragionamenti troppo superficiali. Importanti, ma superficiali. Si parla di varietà e portainnesto; di sesti d’impianto, efficienza e meccanizzazione; di sensibilizzazione del cliente; di nutrizione e di processi ecologici; di riappropriarci della dimensione comunitaria dell’agricoltura; tutte cose nobili.


Molto più spesso, negli ultimi tempi, qualcuno o qualcosa mi colpisce con una frase o un gesto che mi ricordano che tutti questi discorsi vivono solo sulla superficie. A volte si ha paura di andare più a fondo, di capire perché facciamo quello che facciamo e cosa vogliamo davvero cambiare, creare, ottenere, raggiungere. A volte, si è spaventosamente inconsapevoli che ci siano degli altri livelli di comprensione della realtà; che per avere un impatto, anche solo limitato alla nostra vita, senza ambizioni di estenderlo ad altri o altro, sia necessario scavare, mettere in discussione, scardinare, studiare, osservare, coltivare qualcosa di più profondo.


Ne parleremo, spero insieme, da qualche parte, in futuro.


Una citazione ci vuole sempre

“Always go too far, because that's where you'll find the truth” (A. Camus)

A presto, Dario

 
 
 

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