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Newsletter di Luglio

  • Immagine del redattore: Dario
    Dario
  • 7 giorni fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Rieccoci. Questo mese di Giugno è letteralmente volato, tra sveglie alle 4 del mattino e notti insonni con 28 gradi in casa. Spero che l’ondata di caldo torrido e incessante e le perturbazioni temporalesche che l’hanno seguita in alcune regioni non abbiano causato troppi danni nei vostri campi e vi abbiano lasciati almeno un po’ meno fisicamente devastati di come mi sento io. L’estate in Italia è da sempre, per me, una stagione controversa: giornate lunghe ma troppo calde per essere godute, e, per chi lavora in campo, ritmi folli.

Anche questo mese vi propongo una serie di contenuti che sono stati pubblicati nelle scorse settimane, più una riflessione fresca fresca e una nuova rubrica.


OrtoForesta vista dall’alto

Questo video è stato girato nelle prime ore del mattino, il 28 Giugno 2026.

Il nostro percorso qui è iniziato tre anni e mezzo fa, nel febbraio del 2023, da quello che era poco più di un parcheggio pieno di macerie, telai di serre abbandonate e rovi.

Che un luogo così ostico possa trasformarsi in un ecosistema produttivo è la prova dell’importanza di lavorare in armonia con i processi naturali.

OrtoForesta nutre dalle 40 alle 50 famiglie da maggio a Natale e ospita 6 corsi di agricoltura rigenerativa all’anno. Tuttavia, è, prima di tutto, un esperimento a cielo aperto di connessione con la nostra natura più profonda.

Possiamo produrre cibo senza oltrepassare il nostro ruolo ecologico? Se sì, l’agricoltura dovrà essere concepita come un continuo alternarsi tra accumulo e disturbo.



Tour dell’orto di Giugno



Una strategia sintropica: l’accumulo successionale


Nell’arrivare in Europa, l’agricoltura sintropica ha assunto una forma molto specifica, codificata a partire da un corso che Ernst Götsch ha tenuto a San Paolo del Brasile una decina d’anni fa. In quel corso, parlando a un pubblico di non addetti ai lavori, Ernst ha mostrato come si potessero piantare tutte le fasi della successione ecologica già dall’inizio, in un unico filare che conteneva piante destinate a popolare i vari strati del sistema (emergente, alto, medio, e così via) nel breve, medio e lungo termine.

Recentemente ho osservato con attenzione l’eccellente lavoro di Scott Hall — soprattutto sulla sua piattaforma a pagamento Syntropia, ma anche nelle sue condivisioni su YouTube e sui social. Scott ha elaborato un approccio sintropico che mima più fedelmente i processi naturali, nei quali, com’è evidente, la successione ecologica non si manifesta “tutta insieme”, ma per fasi — usando il suo termine, per accumulo successionale. Lui per primo tiene a precisare di non aver inventato nulla: è agricoltura sintropica, come la praticano Ernst e diversi agricoltori del nord del Brasile, e come si legge negli scritti dei primi anni di Götsch. Ha semplicemente preso un’applicazione fluida di quei principi e l’ha messa in una forma trasmissibile.

Provo a riassumerla qui, intrecciandola con il mio modo di leggere la successione e con qualche osservazione fatta nei climi mediterranei e temperati. Senza alcuna pretesa di essere esaustivo.



TEA - che succede?


Ogni volta che salta fuori un tema così controverso, immancabilmente si leggono posizioni nettissime — spesso comprensibili, ma emotive, e quasi sempre impostate allo stesso modo: quello che penso io è sensato e giusto, e l’opposto è sconsiderato, pericoloso, disastroso. Su una questione tanto intricata, eticamente e biologicamente, forse ha più senso presentare i fatti, le ragioni a favore e quelle contrarie in maniera equilibrata, e solo alla fine esprimere un’opinione. Questo è quello che provo a fare qui, senza pretendere che la mia sia una posizione particolarmente illuminata. Anzi, soffermandomi volutamente su alcuni spunti che non ho letto altrove, ed esimendomi dal dire le cose ovvie che probabilmente vi aspettereste di leggere in un post sui TEA.



La solitudine no che non è un affare


In questi giorni qui a OrtoForesta sono spesso da solo in campo, perché quest’anno abbiamo deciso di rimanere senza tirocinanti per 3 settimane, e la maggior parte del tempo devo dedicarlo alla raccolta. Non so voi, ma più gli anni passano e meno amo raccogliere ortaggi, soprattutto da solo. Ho sempre visto i giorni di raccolta come un concerto collettivo di mani, schiene, braccia, cassette, coltelli, forbici, elastici, messaggi urlati da un capo all’altro del campo o sussurrati alla radio, lavagne piene di verdure e di numeri, aspettative, delusioni, sorprese, risate.


Eppure devo confessare una cosa che molti di voi capiranno: preparare da solo le cassette della CSA, oltre che strano, è anche comodo. Nessuno da coordinare, nessuna informazione da passare, nessun tempo perso: pianificazione ed esecuzione. Anche se preferisco di gran lunga stare in campo con altre 2-3 persone, lavorare da solo di tanto in tanto mi dà una discreta soddisfazione.


Proprio su questo vorrei fermarmi a riflettere un attimo, perché quella soddisfazione nasce da un istinto molto potente: l’istinto a semplificare.



C’è una rubrica in questa newsletter… (cit)


Una persona, una citazione, un paragrafo, e una lettura. Tutti, rigorosamente, da posti diversi. E tutti, rigorosamente, non strettamente agricoli. Spero possano essere d’ispirazione per qualcosa.


Persona:


Bohm (1917–1992) è stato uno dei più grandi fisici del Novecento, per il suo lavoro in meccanica quantistica, tra cui la teoria delle variabili nascoste, e l’effetto Aharonov-Bohm che porta il suo nome. Bohm formulò il concetto di ordine implicato: secondo cui l’universo non è un insieme di pezzi separati — materia e mente — ma un unico movimento continuo; e la frammentazione che crediamo di vedere la mettiamo dentro noi, nel nostro modo di percepire limitato. Passò gli ultimi anni della sua vita pubblica a dialogare con Jiddu Krishnamurti sui limiti del pensiero e sulla natura frammentaria dell’io. Negli anni, leggere e ascoltare Bohm (i dialoghi con Krishnamurti sono su YouTube) mi ha cambiato, e continua a cambiarmi.


Citazione:


Is education possibly a process of trading awareness for things of lesser worth?(L’istruzione non sarà per caso un processo in cui barattiamo la consapevolezza per cose di minor valore?) — Aldo Leopold


Estratto:


"The pathless world of wild nature is a surpassing school and those who have lived through her can be tough and funny teachers. Out here one is in constant engagement with countless plants and animals. To be well educated is to have learned the songs, proverbs, stories, sayings, myths (and technologies) that come with this experiencing of the nonhuman members of the local ecological community... Walking is the great adventure, the first meditation, a practice of heartiness and soul primary to humankind. Walking is the exact balance of spirit and humility. Out walking, one notices where there is food. And there are firsthand true stories of 'Your ass is somebody else's meal' — a blunt way of saying interdependence, interconnection, 'ecology,' on the level where it counts, also a teaching of mindfulness and preparedness. There is an extraordinary teaching of specific plants and animals and their uses, empirical and impeccable, that never reduces them to objects and commodities." — The Practice of the Wild, Gary Snyder (Questo ve lo traducete voi)


Lettura:

Talking to Strangers: What We Should Know About the People We Don't Know.— Malcolm Gladwell

Vi lascio alle vostre letture, ai vostri campi, al vostro caldo.

A presto,Dario

 
 
 

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