Semi antichi e storie moderne
L’incontro con Angelo Giordano, custode di semi, un fagiolo che i Moche dipingevano sulle loro ceramiche, e l’idea che il miglioramento varietale debba tornare alle comunità.
In occasione del corso che ho tenuto a Casa Centofoglie, in Puglia, ho conosciuto uno dei custodi di semi e varietà antiche più competenti e più conosciuti d’Italia: Angelo Giordano. Angelo mi ha raccontato, e mostrato sul suo telefono, una marea di varietà interessantissime provenienti da tutto il mondo: melanzane verdi thailandesi, dolcissime, molto produttive e morbide; pomodori determinati costoluti, dalla buccia sottile e dall’ottimo sapore; fagioli zebrati; angurie di cui si mangia soltanto la parte bianca, cremosa e dal gusto particolare; e molte altre ancora. Tra tutte mi ha colpito un fagiolo bianco e nero, bellissimo e dalla storia molto particolare.
Il fagiolo calendario
Si tratta di un pallar, il fagiolo di Lima (Phaseolus lunatus) a seme grande, domesticato in epoca precolombiana lungo la costa andina, dove aveva un ruolo al tempo stesso alimentare e rituale. La cultura Moche, fiorita sulla costa settentrionale del Perù fra il 100 e l’800 dopo Cristo, lo ha raffigurato ossessivamente sulle sue ceramiche: pallares con braccia e gambe, guerrieri-fagiolo, semi coperti di punti, linee e macchie, di cui il Museo Larco di Lima conserva la collezione più ampia. Proprio da quei segni era partita, negli anni Quaranta, l’ipotesi dell’archeologo Rafael Larco Hoyle, secondo cui i fagioli dipinti sarebbero stati una sorta di scrittura, usata per trasmettere messaggi e per i calcoli astronomici e rituali; altri studiosi li hanno poi letti come un possibile supporto per registrare numeri, cicli lunari e scadenze del calendario agricolo. Resta un’interpretazione, non una scrittura decifrata, ma rende bene l’idea di quanto un seme potesse contare.
Da anni diversi seed savers cercavano quel fagiolo, dopo averlo visto raffigurato sulle ceramiche dei musei; si pensava che fosse estinto, ma proprio quest’anno un membro della rete, coraggioso e intraprendente, è riuscito a trovare una comunità che lo custodiva ancora. Angelo mi ha raccontato che la proporzione fra macchie nere e bianche nei semi dipende da quante ore di sole diretto ricevono i baccelli, e che per questo alcune popolazioni lo usavano come un calendario vivente.
Il miglioramento varietale, dal basso
Da quando ho iniziato a fare orticoltura nutro il subdolo desiderio di dedicarmi alla ricerca e al miglioramento varietale: due cose di cui so poco e che vorrei imparare, seguendo una morbosa passione per i gusti, i sapori, i colori e il comportamento in campo di tante piante diverse, fra frutti, ortaggi, piante di supporto per l’agroforestazione e ornamentali. Forse, in cuor suo, ogni orticoltore di generazione zero sogna di poterlo fare un giorno.
Ad ogni modo, l’incontro con Angelo mi ha ricordato che la ricerca delle varietà giuste per i nostri contesti non deve fermarsi alla resa, alla tenuta in campo e alle resistenze che ci fanno comodo nel nostro lavoro di produzione e vendita, e che il sapore, l’aspetto, la cucinabilità e soprattutto la storia di un ortaggio sono forse molto più importanti.
Senza nulla togliere all’egregio lavoro di aziende come Sativa, da cui acquistiamo buona parte dei nostri semi, credo che nel campo della ricerca varietale servano ancora tanti passi avanti. Le grandi multinazionali si occupano di sfornare ibridi sempre più performanti e sempre più standardizzati; aziende come Sativa si concentrano sulle varietà a impollinazione libera (OP), cercando di renderle professionali e adatte alla produzione commerciale. In entrambi i casi gli incentivi sono commerciali, anche se le ditte sementiere virtuose si danno dei paletti etici importanti.
Forse, ed è un pensiero buttato lì, sarebbe importante che fosse la comunità a prendere in mano il miglioramento varietale, partendo anche, ma non soltanto, da varietà storiche e adattate alla propria bioregione, per creare cultivar che si comportino bene in campo, che siano OP e che abbiano caratteristiche organolettiche e culturali notevoli e tracciabili.
Mi piacerebbe un giorno far parte di questa rivoluzione. Per il momento celebro Real Seeds, Vital Seeds e le reti di seed saving di tutto il mondo, e ringrazio Angelo Giordano, Max Nunziata e i tanti altri seed savers che in questi anni hanno regolarmente riacceso la mia voglia di lavorare in questo mondo.




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